Politica - definizione e riflessioni
Una frase che sento spesso è a me la politica non interessa, oppure io di politica non capisco niente o anche sono molto interessato all’attualità tranne che alla politica. Queste tre frasi e tutte quelle concettualmente riconducibili, manifestano una legittima posizione nei confronti di una sfera di interessi alla quale una persona è libera o meno di affidare la propria attenzione.
Andando a ricercare la definizione moderna di politica su wikipedia, lessi quanto segue:
la politica è quell’attività umana, che si esplica in una collettività, il cui fine ultimo - da attuarsi mediante la conquista e il mantenimento del potere - è incidere sulla distribuzione delle risorse materiali e immateriali
Ho scoperto in tal modo che la definizione in senso stretto si discostava da quella che ho sempre creduto che fosse. Il mio concetto di politica è ingenuamente molto più ampio e può essere definito come un’attivita individuale o collettiva che produce effetti di interesse pubblico, prevalentemente ma non esclusivamente con carattere di indirizzo e non finalizzati allo scopo economico.
Allora mi sono subito domandato da dove fosse scaturito il mio errore e con un analisi un po’ più approfondita vedo che il percorso storico dello studio della politica ha deviato sin dalle sue origini, mi riferisco alla grecia antica, il suo senso per andare a confluire nel concetto di potere e/o governo. I teorici come aristotele così come quelli dei seguenti centenni, i vari macchiavelli, hobbes, locke, weber per citarne alcuni senza scendere troppo nella noia già incombente e per non far sembrare al lettore che io li abbia letti, si sono incanalati in questa corrispondenza tra politica, sovranità e potere.
Non ho molto rispetto per le correnti di pensiero, soprattutto se sono di ostacolo all’evoluzione del pensiero stesso e dico che la politica così come è intesa oggi a mio parere si allontana di molto se non dal suo significato originario quantomeno da quella che era la sua etimologia iniziale.
politica= lat. POLITICA dal gr. POLITIKE che attiene alla città
Il termine a mio giudizio sottintende ma non si limita al governo, esso presuppone il coinvolgimento di un collettività convivente ad essere partecipe, attivamente o passivamente, in attività di interesse comune. E’ un’accezione che considero orizzontale e che al contrario di quella consolidata parte da un soggetto, inteso come entità individuale, agente in un contesto di pluralità e che non riferisce, perlomeno direttamente, a verticalità e imposizione.
Il governo è solo una sottocategoria della politica, così come sono attività esprimenti nel pubblico il grado di civiltà, la moralità e il buon senso. Nel piccolo, è politica il gesto di civiltà o inciviltà come gettare cartacce a terra o meno, è politica la responsabilità ambientale del prendere l’auto per raggiungere brevi distanze, a livelli più alti è politica manifestare il dissenso tramite il rifiutarsi di comprare il latte quando il suo prezzo aumenta ingiustificatamente, vedi francia (non i francesi, per carità) o vedi le class action.
Se si associa il termine politica con quello di governo è naturale che nelle masse si crei il rifiuto della politica invece che una naturale compartecipazione proporzionata alla propria posizione nella vita sociale. Si può svolgere un ruolo politico anche senza averne l’intenzione, semplicemente perseguendo un interesse privato (prevalentemente di carattere non economico).
Il rifiuto cosciente della politica, nel suo senso più puro, è un’ammissione di ignoranza nonchè un gesto di sottomissione. La politica non è il governo. Il governo di uno stato è la naturale espressione della politica, chi abbandona la politica ad un ruolo marginale legittima un governo distante dai suoi interessi.
Il dramma della politica italiana è che è diventata fine a se stessa, non è più espressione di politica vera, è diventata mero governo. La gente comune percepisce la distanza e si allontana ancor di più ritenendo quello un lavoro, criptico peraltro, che non spetta ad essi, aumentando così le distanze e fornendo un nocivo eccesso di potere. Chi se ne addentra con superficialità rispetta le regole di un gioco falsato, accetta la destra o la sinistra come espressioni di un pensiero e il danno anche qui è enorme.
Si deve considerare poi che la situazione italiana si calcola in numeri e sigle esprimenti numeri, ma se questo basta a dimostrare di aver fatto un buon lavoro, non è sufficiente aver cambiato un numero per cambiare una situazione.
Questa è l’introduzione a una sezione che ho voluto chiamare SOCIETA’, spero di non essere sempre così prolisso in seguito ma al contrario di sottosezioni che non hanno bisogno di introduzioni (es. i fatti di costume et similia) ci tenevo a dichiarare ex-ante le mie intenzioni né bellicose e né faziose di chi non accetta lo schema di pensiero e il punto di vista comune.
The real voyage of discovery consists not in seeking new landscapes, but in having new eyes
Un vero viaggio di scoperta non è cercare nuove terre ma avere nuovi occhi
(Marcel Proust)
iSleepy detto,
Marzo 21, 2007 @ 6:15 am
non ci sono più le mezze stagioni!
P.S. Dopo questo tuo post mi risulta più chiaro il destino dell’italietta.
MUORE LA MORTE, NOI NASCIAMO MORTI!
micol aka fokina detto,
Marzo 26, 2007 @ 11:23 am
smettila di drogarti.
o, in alternativa, inizia.
Filippo detto,
Aprile 1, 2008 @ 11:57 am
Grazie per questa tua riflessione. Mi prendo il tempo di organizzare le mie considerazioni e poi darò una mia impressione
Franz detto,
Aprile 20, 2008 @ 2:21 pm
L’Italia è fallita.
Bisogna venderla ai paesi esteri con i quali abbiamo i debiti.
Geograficamente resterà tutto identico, ma politicamente dipenderemo dai paesi creditori.
È l’unico modo per salvare i nostri figli.
Franz, Napoli (stato Svizzera)