Quanto è bella l’italia e quanto è sgangherato quel manipolo di uomini messi a guardia di un tale tesoro. Essere italiani significa sentirsi grandi con il petto gonfio per il privilegio di tanta bellezza ma esser piccoli per la gelosia e la paura che qualcuno possa portare via tutto.
Se guardi gli italiani vedi gente che sorride al sole, si ingegna e corre sola: si ingegna contro l’invasore e corre sola perché gli invasori sono tanti e non si sa mai chi potrebbe essere.
Il funambolismo, affrontare la precarietà e la frammentazione è il mestiere degli italiani: un mestiere unico che crea sia quei sommi artisti e sia quelle improbabili macchiette, con la stessa improbabile (e per i non italiani, inesplicabile) logica.
Gli italiani dopo 150 anni sono dei bambini appena usciti da dietro la gonna della mamma. E quando vorresti riprenderli, dovresti pensare a quella radicata cultura del patteggiamento: gli italiani che fanno, giocano, amano, guidano forse sono dei creativi ma più probabilmente sono solo persone che hanno imparato a chiedere l’indulgenza a qualsiasi legge umana e fisica, perché per secoli si sono esercitati a patteggiare con un Dio Onnipotente.
