Ricordo la fine di un sabato notte di tanti anni fa. La levetta dell’autoradio analogica ferma su una linea troppo in là sulla righettatura per proporre musica. Parlavano solo alla radio. Dopo un pò me ne accorsi. Si parlava di aceto balsamico di modena. Cazzo, saranno state le cinque, di aceto parlavano.
Per qualche strano motivo non cambiai. C’era una disputa: qualcosa che durava anni e faceva spendere energie. Chissà cosa spingeva qualcuno a parlare di un argomento a cui tiene durante un appuntamento in perfetto orario con l’indifferenza della notte. Era strano. A tratti coinvolgente. Ricordo che aveva ragione quel tale a battersi così, anche lo speaker si era appassionato alla causa.
Non so perché ma ricordo tutto questo.
Mi è venuto in mente perché alla fine mi son detto “perché no?”. Ci devo andare. Oggi non si lavora, è una bella giornata, c’è il sole, sono di buonumore: mi farò un’insalata, di quelle colorate e sostanziose che si fanno le donne al terzo giorno di dieta.
Vado a comprarmi l’aceto balsamico. Vado alla coop. No, vado a modena. Oggi niente lavoro, oggi è una bella giornata, c’è il sole, sono di buonumore, vado a modena. Intercity plus, 3 ore di viaggio, stazione di modena, piazza di modena, bar.
Studi la?
Sembro uno studente di lettere?.. Comunque no, non studio là
Sei qui per lavoro?
Neanche
Sei strano
….
….
Probabile
E’ probabile che non si possa fare dell’altro. Ma nel frattempo faccio dell’altro. Vedo cose, faccio gente. Mi hanno detto funzionasse così, che fosse divertente. “Ci si diverte, dai”. Si dicevano bene, è divertente,
E’ divertente anche osservare la piazza nel primo pomeriggio. Dieci anni fa sarebbe stato uguale. Venti anni fa pure. Quarant’anni fa quei signori intenti a giocare a carte sarebbero stati più spacconi. Il più accaldato va piano, il più indaffarato esorta, uno ride e l’ultimo rilancia.
Mi imbatto in Heimo Zobernig. Blu, industriale, cubico, evanescente e performante: un viaggio. Quasi come quello di ritorno. In blackout di luce su un intercity in ampio ritardo.
Tutto molto forte. Come l’aceto.
A straight line could be even a circle
from an higher point of view.
Sometimes i should think more that I trust
in a world in which I can square a circle.
That’s a perfusion, a stop in a expansion process.
And when measures says we’re growing, year by year
all I can see is just everything else.
It is not the kind of something more i’m looking for.
While i’m drinking, things are bluring.
Places aren’t an arrival. Couldn’t be.
Still i feel being nowhere without a map.
Maybe
I should find a limit and choose what i want to pick.
Freezing an evolutionary environment.
Looking at in a good way. And sleep tonight.
I pagamenti con il conto corrente online sono veramente una comodità. In finlandia, pagavo l’affitto in pochi click senza dover uscire da casa. Peccato che ogni mese dovevo andare allo sportello a versarceli i soldi e quindi alla fine era tutto un cazzo, però i pagamenti erano una comodità.
In fin dei conti in quel periodo non mi pesava tanto andare una volta al mese in banca. La mia banca era differente per davvero: tutta rossa e beige, con un’illuminazione pensata, arredamento sofisticato e poca fila.
Per versare i soldi avevo avuto sempre a che fare con delle operatrici di sportello, che erano rampanti signore over 60 e io giustamente pensavo che magari qualcuno l’aveva capito che i neolaureati devono fare un lavoro stimolante e quelli che hanno già dato fanno qualcosa di meno impegnativo.
Un giorno mi successe un fatto un pò particolare. Mi trovai davanti un giovane sulla trentina che iniziò la prassi del versamento:
- chiedermi il numero del conto
- chiedermi la tessera per ovviare al fatto che non mi ricordassi il numero di conto
- chiedermi l’importo da versare
- chiedermi un documento…..
Siccome avevo il documento nella tasca dei pantaloni e con il giubbetto sarebbe stato impegnativo reperirlo da seduto, in uno sprazzo di lucidità nel torpore mattutino mi ero premurato di metterlo nella tasca del giubbetto. Quando lui mi chiese il documento io presi la prima cosa plasticosa nella tasca e…. gli porsi un preservativo!
Fermiamoci un attimo. Non è che io vado sempre in giro con roba del genere in tasca eh. Cioè potrei dire di si però no. Era successo che la sera prima avevo conosciuto un pò di ragazzi del parlamento giovanile europeo che erano lì per una convention e mi avevano lasciato il loro gadget per aggraziarmi il voto per non so quale votazione: un preservativo sponsorizzato dal loro partito, il partito liberale europeo.
Dopo un millisecondo (secondo la scala Mattino) di smarrimento ritrassi la mano e cercai il documento facendo più attenzione. Da quel momento inizia a pensare quale fosse la cosa meno sbagliata che potessi fare, non sapendo neanche cosa avesse interpretato il bancario.
All’improvviso il bancario divenne simpatico. Era come se lui avesse capito che io ero l’italiano dell’immaginario collettivo che andava all’estero e si passava tutte. Lui invece di essere ostile sembrava che volesse capire come si faceva. Pensate che roba, voleva saperlo da me. Insomma mi disse che adorava l’italia, la giovialità del popolo italiano e tutte quelle cose che si dicono quando si attinge a più riprese dall’immaginario collettivo.
Siccome quella era la condizione che mi metteva meno a disagio tra le tante in cui si sarebbe potuta evolvere la cosa, rimasi con questa sensazione che avevo percepito e me ne andai pensando che ero diventato per la prima volta amico di uno che lavorava in banca.
La volta dopo mi riconobbe e fu ancora più gioviale. Mi disse che adorava l’italia, ancora, che il popolo italiano era molto divertente, ancora. Ma al nostra amicizia immaginaria finì per un brutto episodio. Quel giorno scoprìi che ci sono cose che posso cambiare e cose che non potrò mai cambiare. Lui mi disse che gli piaceva il suono della lingua italiana e mi chiese di leggergli l’importo che stavo versando:
CIN QUE CEN TO CIN QUAN TA CIN QUE
mentre ripresi possesso della lingua italiana mi accorsi della dissonanza della sillaba CIN e vidi sul suo volto che quel suono era allo stesso modo orribilmente ridicolo di fronte alla durezza della pronuncia finlandese.
Da quel giorno tutto cambiò e per colpa della lingua italiana non ebbi mai più un amico bancario immaginario. E questa signori è una storia triste.
Stasera sono stato pure alla riunione di condominio, per la prima volta. Niente di più sbagliato. Anzi qualcosa di più sbagliato si, ma per oggi subito dopo c’è questo. Ho visto per la prima volta qual’è il coglione di un amministratore che si intasca le quote. Tra i vari problemi, uno era che sono otto mesi che la rumorosità del cancello dietro sta estenuando la vita e rovinando la quiete dei condomini. Tutti lo sapevano. Cinquantina d’anni, diplomazia, barba bianca, abito conformato blu e scarpe hogan, il coglione inizia a svariare sull’argomento fino a quando il mio indicatore di tolleranza già in zona rossa scende allo zero:
<limone> senta mi spiega di cosa stiamo parlando?
<amm> dobbiamo decidere democraticamente se intervenire o meno sul cancello
<limone> io pensavo che fosse un problema appurato e che lei fosse qui con delle opzioni
<amm> siamo in questa sede perché voi mi dovete dire se c’è da sistemarlo
<amm> avrebbe potuto esserci qualcuno che gode nel vedere che i vicini si tormentino
<amm> e quindi oggi non è così scontato che…
<limone> O_O
<limone> …MA CHE CAZZO DICI?
Magari sono io che sono condannato ad avere a che fare con persone che ragionano con una parte del corpo che non sia la testa. Io non so più che pensare, oppure magari sono io che non sono normale. Magari sono inconsapevolmente idealista e vedo un mondo che non esiste. Magari.
Ho mal di testa, tanto mal di testa.
Dava a vedere a venti metri. Sembrava che nonostante avesse ottant’anni non avesse ancora capito nulla dalla vita. Camminava con la bici al fianco e la teneva sull’estremità del manubrio. Era curioso come riuscisse a perserverare nell’interrompere il suo passo incerto ogni volta che la bici si fosse sbilanciata e si fosse negata dall’andare dritta. Dava a vedere che era uscito col sole di metà mattinata e si era imbacuccato come un tipico anziano che si copre con il solo scopo di non sentire freddo. L’impaccio dei suoi anni ancora non l’aveva portato a pensare che forse poteva cambiare ancora qualcosa di quel che era solito fare, si vedeva a venti metri che lui la bici la tenesse così da una vita.
C’era un impercettibile forza che lo fregava poco a poco. Non si accorgeva che l’equilibrio tra due forze, equilibrio in realtà non era. C’era un’inesorabilità intermittente ma costante che accompagnava quella sua azione da giorno di sole.
Io che lo vedevo magari glie l’avrei pure dato un consiglio, ma vacci a parlare con i vecchi. I vecchi ti dicono che hanno fatto la guerra e tu no, ti dicono che hanno fatto la fame e tu no, ti dicono che una volta erano i tempi e tu.. beh tu no.
E poi gli avrei potuto cambiare le giornate se gli avessi detto di impugnare il manubrio della propria bici al centro invece che all’estremità. Ma avrebbe retto all’idea di aver speso tutta la vita a tenere la bici dalla parte sbagliata, che la sua vita avrebbe potuto essere differente, migliore? Forse si, semplicemente perché non l’avrebbe accettato e la differenza tra l’aver ragione e esser nel giusto non è così importante quando si è fatto la guerra, si ha avuto fame… una volta si che erano i tempi…
Ma poi i vecchi fanno mille domande se gli dai confidenza e i giovani che sono presuntuosi per natura non vogliono dare troppe risposte. Magari non vorresti ma è lì che arrivi: sul punto di chiederti cos’è che non hai capito tu della vita e cos’è che non capirai mai e, quando a ottanta anni la tua goffaggine non darà scampo all’evidenza, quale sprovveduto sarà a godersi lo spettacolo.
Un grazie particolare ai teatri, queste strutture materiali dallo spirito ideale che stanno tutte intorno a noi per il godimento nostro e della cittadinanza tutta. Quella della frase prima era una conclusione da sindaco però ci sta, dai ci sta.
Un grazie particolare alla signora della biblioteca interdipartimentale di corso cavour perché in sei mesi, una misura temporale pari a circa 182.63 giorni, corrispondente a una probabilità dello 0,54%, ha scelto questa mattina di gennaio (gennaio!) per alzare la cornetta e dire di riportare il libro oggi stesso.
E un grazie anche al mondo della danza, che non ho mai conosciuto ma lo sapevo che un giorno mi sarebbe stato simpatico. La danza è proprio bella, bisogna che un giorno me ne interessi e vada a vederla, magari anche in televisione o chennesò su youtube. A dire il vero non tanto la danza in sé ma la passione per la danza, questa specie di moto browniano interiore che fa amare così tanto questa attività da far mettere in secondo piano il resto.
Che poi alla fine non c’è proprio niente da ringraziare, perché magari è come “mai dire banzai”. Ve lo ricordate quel gioco su “mai dire banzai” che c’era la palla gigante che scendendo giù si portava via tutti i giapponesi rimasti senza via di fuga? C’erano i giapponesi che vedevano la palla andare nella direzione opposta ed erano tutti contenti mentre invece poi si accorgevano che la palla stava solo prendendo più rincorsa ed erano un pò meno contenti. Però i giapponesi stavano lì schiacciati e ridevano lo stesso. Chissà che c’avranno i giapponesi da ridere.
Un grazie anche a steffs che all’improvviso questo pomeriggio mi ha passato questa canzone, senza che millanto che l’ho scoperta io, e poi stasera mi ha detto:
<Steffss> t’è piaciuta you could be happy?
<limone> tosta
<Steffss> ho capito non l’hai sentita
<limone> huahuahauahu
<limone> è vero
<limone> non l’avevo sentita
<limone> la sto sentendo adesso
<Steffss> cioè per dire che è tosta
<Steffss> t’ho sgamato subito
<limone> haiuuaiiuhauihadiuehwduhhiudehiuuehi
<limone> iuaciubdciuauihuauahuhuahuahuahuahuahuahua
<Steffss> tutte queste risate?
<limone> si
<Steffss> e perchè?
<limone> perché c’hai ragione
<limone> perché la sto sentendo e è tutto tranne che tosta
<limone> potevo dire qualsiasi aggettivo tranne quello
<Steffss> dovevi dire bella
<limone> eh non volevo essere scontato
Un grazie anche all’energia elettrica, questa cosa informe che ci permette di usare gli spremiagrumi elettrici risparmiandoci la fatica di girare gli agrumi, di scavallare le gambe, di dire, di fare, di baciare, di lettera, di testamento….. ho capito, forse è ora, io vado a dormire…. che tra l’altro non significa ed è un’azione completamente diversa dal dormire.
Sono giunto alla conclusione che a una persona non possono rubare la macchina, forse si ma non se è nuova. Almeno non di mattina presto che uno poi deve imprecare in pigiama e non è un personaggio credibile.
Ma come possono rubare una macchina davanti casa in un quartiere tranquillissimo di una città semi-pacifica?
Come possono rubare la macchina a uno che torna a casa alle 3 e si sveglia alle 8?
Sono 5 ore in cui si potrebbe svegliare chiunque per il rumore, tu ladro come ti passa per la testa di rubare una macchina in queste ore?
Perché mi hai rubato la macchina che devo farmi 60km per andare al lavoro?
Perché mi devi far compilare tutti quei moduli di denuncia proprio di sabato mattina?
Come hai fatto a scassinarmi la macchina senza far rumore che ho le chiavi sopra al tavolo?
E dato che ci sei spiegami pure come hai fatto ad aprirla che l’avevo chiusa…. l’avevo chiusa…. si l’avevo chiusa prima che mi scordassi che fossi uscito in macchina e………. tornassi a casa con un passaggio. In compenso stamattina che c’era il mercato ho trovato posto subito.
Questo primo giorno dell’anno ha avuto anche una mattina e un sole limpido su di un gennaio a misura d’uomo. Il mal di testa mi ha buttato giù dal letto e la perversione di andare con la bici nel freddo mi ha messo in sella alla bici gialla. Il giallo ci stava proprio bene. La città era deserta e non potevo lasciarmi sfuggire di godermi un paesaggio lunare alla luce del giorno. Ho guidato per un pò senza mai guardare avanti, bastava il marciapiede tassellato con i suoi punti caratteristici. Ho alzato gli occhi solo una volta e ho incontrato lo sguardo di due signore anziane sorprese di vedere una figura giovane. Ho accennato un sorriso e ha fatto piacere a tutti e tre. Sul lungomare c’erano tre cinesi e il vento a favore. Ottima condizione per desiderare. Ho voluto farmi una domanda e darmi due risposte esatte. Poi mi è venuto in mente che sono passati un pò d’anni ma è ieri è bastato un attimo a far pace, e devo dire che non è stato male per niente. Mi è venuto in mente pure che ho detto buon anno al barista e mi ha preso una bottiglia di rum da sotto e me l’ha versata nella coca cola. Magari poteva prendere una scopa e rompermela sul collo, avrei apprezzato di più. Ora sono a casa e il sole mi fa venire voglia di tornare fuori di nuovo. Sento che sto per tornare a dormire e che il bello di oggi è già finito. Magari dato che ci sto vomito un pò, così mi riappacifico con la fame nel mondo. Ma anche no.