Essere italiani, che cos’è?

Quanto è bella l’italia e quanto è sgangherato quel manipolo di uomini messi a guardia di un tale tesoro. Essere italiani significa sentirsi grandi con il petto gonfio per il privilegio di tanta bellezza ma esser piccoli per la gelosia e la paura che qualcuno possa portare via tutto.
Se guardi gli italiani vedi gente che sorride al sole, si ingegna e corre sola: si ingegna contro l’invasore e corre sola perché gli invasori sono tanti e non si sa mai chi potrebbe essere.
Il funambolismo, affrontare la precarietà e la frammentazione è  il mestiere degli italiani: un mestiere unico che crea sia quei sommi artisti e sia quelle improbabili macchiette, con la stessa improbabile (e per i non italiani, inesplicabile) logica.
Gli italiani dopo 150 anni sono dei bambini appena usciti da dietro la gonna della mamma.  E quando vorresti riprenderli, dovresti pensare a quella radicata cultura del patteggiamento: gli italiani che fanno, giocano, amano, guidano forse sono dei creativi ma più probabilmente sono solo persone che hanno imparato a chiedere l’indulgenza a qualsiasi legge umana e fisica, perché per secoli si sono esercitati a patteggiare con un Dio Onnipotente.

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Accendini

La cosa affascinante del pensiero indipendente ma rigoroso è in un punto.Un punto in cui ti rendi conto di aver risparmiato molto tempo nel seguire né un pensiero dominante né uno emergente, in cui puoi trovare al tuo fianco menti illustri che non si pongono a modello ma a supporto. Oggi come non mai, i pensieri dei giganti sono  gli accendini dei nuovi pensieri.

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Vincere, perdere

Dopo aver vinto e dopo aver perso, ho capito che non c’è nessuna competizione. Se ogni momento è presupposto e funzione di se stesso, non potremmo essere mai migliori o peggiori di nessun altro né nella vittoria né nella sconfitta, ma senz’altro unici in un giardino di unicità.

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Il magico mondo degli animali

E’ estate quando le giovani ventenni si lasciano e appendono tante vocali e segni d’interpunzioni alla fine dei loro epigrammi sostenuti e vorticosi.

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Stamattina mi son svegliato e ho trovato l’invasor

Caro amico, non vorrei smontarti ma se il partigiano avesse saputo che dopo cinquant’anni avesse trovato te a cantare la sua canzone si sarebbe alleato con i tedeschi. Lassù in montagna.

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I vetri rotti

La più grande bugia che racconta la lentezza del tempo è quello delle immobilità apparenti: è qualcosa al contempo esageratamente lento ma anche così in grado di stupirci, come se stessimo assistendo alla destrezza di un abile illusionista.
Insomma, qualcosa è cambiato. Inessenziale ma importante.
Senza che nessuno distogliesse mai lo sguardo quella casa ora è vecchia, i palazzi intorno si sono spenti e chinati ai propri nuovi colori. Le terrazze azzannate dalla salsedine, l’intonaco arso e la polvere invecchiata sui vetri. I vetri i ragazzini non li spaccano più.

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La letteratura che serve

La letteratura svedese serve per riempire gli scaffali dei mobili ikea. Più si espandono i nodi distributivi e più è rischiesto uno sforzo letterario da parte degli autori. Fateci caso.

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